Don Quixote, al TAM la grande danza conquista la scena
Energia, virtuosismo e poesia nell’apertura della stagione di balletto del Teatro Arcimboldi. Anna Tsygankova e Giorgi Potskhishvili incantano il pubblico.
Ci sono spettacoli che si guardano e spettacoli che, una volta calato il sipario, continuano a vivere negli occhi e nella memoria. Don Quixote, che abbiamo visto al TAM Teatro Arcimboldi Milano in occasione dell’apertura della stagione di balletto 2026/27, appartiene alla seconda categoria.
Una serata che, prima ancora di essere una celebrazione del grande repertorio classico, è stata una festa della danza. Una di quelle serate in cui il pubblico applaude non soltanto alla fine, ma accompagna con entusiasmo variazioni, assoli e momenti di particolare virtuosismo.
Il TAM Ballet ha scelto di inaugurare la nuova stagione con uno dei titoli più spettacolari del repertorio ottocentesco, sulle musiche di Ludwig Minkus e nella tradizione coreografica di Marius Petipa. Una scelta tutt’altro che casuale: Don Quixote è un balletto che mette immediatamente alla prova una compagnia, perché richiede tecnica, musicalità, presenza scenica, coralità e una notevole capacità di sostenere il ritmo teatrale.
E il risultato, visto dalla platea, è stato decisamente convincente.
Una Spagna che esplode sul palcoscenico
La prima sensazione che ci ha accompagnato è stata quella di trovarci davanti a un grande spettacolo popolare nel senso più nobile del termine.
La Spagna di Don Quixote arriva sul palcoscenico attraverso ritmi, colori, movimento e caratteri, con una successione di scene che alternano comicità, passione e momenti di puro virtuosismo.
È una danza che non ha paura di essere spettacolare.
E forse è proprio questa una delle sue qualità più affascinanti. In un momento storico in cui spesso si sente la necessità di reinterpretare, attualizzare o destrutturare i grandi classici, Don Quixote ci ricorda che la tradizione, quando è sostenuta da interpreti di livello, non ha bisogno di artifici per emozionare.
Il balletto conserva tutta la sua struttura narrativa, con la storia d’amore tra Kitri e Basilio al centro della vicenda, mentre Don Quixote e Sancho Panza diventano i protagonisti di un universo sospeso tra realtà e immaginazione.
E proprio questa dimensione teatrale, quasi cinematografica, rende lo spettacolo accessibile anche a chi si avvicina al balletto classico per la prima volta.
Anna Tsygankova: Kitri è una donna, prima ancora che una ballerina
Se c’è un’immagine che ci rimane particolarmente impressa della serata è quella di Anna Tsygankova nei panni di Kitri.
La prima ballerina del Dutch National Ballet affronta il ruolo con una sicurezza tecnica impressionante, ma quello che colpisce maggiormente è la sua capacità di non lasciare che la tecnica prenda il sopravvento sull’interpretazione.
Kitri non appare mai come una semplice successione di passi difficili.
È una ragazza innamorata, determinata, ironica, capace di tenere testa al padre e alle convenzioni che vorrebbero decidere per lei. Tsygankova riesce a dare al personaggio una personalità precisa, utilizzando il gesto e lo sguardo tanto quanto la tecnica.
E quando arrivano le variazioni più impegnative, quelle in cui il pubblico attende il virtuosismo, la ballerina sembra quasi cambiare registro: la difficoltà scompare e rimane la leggerezza.
È uno dei segni distintivi dei grandi interpreti.
Giorgi Potskhishvili, un Basilio trascinante
Al suo fianco Giorgi Potskhishvili costruisce un Basilio energico, brillante e fortemente teatrale.
Il suo è un personaggio che non può permettersi mezze misure e il ballerino asseconda perfettamente questa caratteristica.
I salti, le pirouettes e le variazioni sono affrontati con una fisicità notevole, ma ciò che ci ha colpito è soprattutto il carisma. Potskhishvili riesce infatti a stabilire un rapporto diretto con il pubblico, qualità tutt’altro che scontata in un balletto nel quale il rischio è quello di trasformare la tecnica in un’esibizione fine a se stessa.
Invece Basilio vive.
Sorride, provoca, seduce, scherza con Kitri e con gli altri personaggi. E quando arriva il momento di mostrare la propria bravura tecnica, lo fa con una sicurezza che sembra quasi naturale.
Non a caso il ballerino aveva dichiarato, alla vigilia dello spettacolo, di voler far percepire al pubblico una persona sul palcoscenico e non soltanto una sequenza di passi difficili. È un’intenzione che, vedendolo in scena, appare perfettamente coerente con il risultato.
Quando il virtuosismo diventa emozione
Uno degli aspetti più riusciti dello spettacolo è proprio il rapporto tra virtuosismo e racconto.
Don Quixote è inevitabilmente un banco di prova tecnico. Ma il rischio di un balletto di questo tipo è che lo spettatore finisca per aspettare il prossimo salto, la prossima variazione, il prossimo momento da applauso.
Qui, invece, la tecnica riesce spesso a diventare parte della narrazione.
È particolarmente evidente nei momenti dedicati a Kitri e Basilio, ma anche nelle scene corali, dove la qualità del corpo di ballo diventa fondamentale.
Il TAM Ballet, pur essendo una realtà giovane, dimostra di avere una personalità in costruzione e soprattutto una notevole energia. La compagnia è nata con l’obiettivo di riportare stabilmente il grande repertorio della danza classica sul palcoscenico degli Arcimboldi e questa apertura di stagione rappresenta un passo importante in quella direzione.
Il Giardino delle Driadi: la poesia prende il posto della festa
Dopo il ritmo incalzante delle scene spagnole, il Giardino delle Driadi introduce una dimensione completamente diversa.
Qui il tempo sembra rallentare.
La scena si fa più rarefatta e la danza assume una qualità quasi sospesa. È uno dei momenti che abbiamo maggiormente apprezzato perché permette allo spettacolo di respirare e, soprattutto, evita che l’intera rappresentazione venga giocata soltanto sul virtuosismo.
È in questi passaggi che ci siamo ricordati perché il balletto classico continui ad avere una forza così particolare.
Non servono parole per raccontare ciò che accade.
Bastano un corpo, la musica, una linea, un movimento collettivo.
E improvvisamente la storia smette di essere soltanto una storia d’amore ambientata in una Spagna immaginaria e diventa un’esperienza puramente visiva ed emotiva.
Un corpo di ballo che merita attenzione
Se le stelle internazionali erano naturalmente attese, la sorpresa positiva della serata è arrivata anche dal TAM Ballet.
Il confronto con interpreti del calibro di Tsygankova e Potskhishvili non è semplice, soprattutto in un titolo come Don Quixote, dove il corpo di ballo deve sostenere un ritmo intenso e mantenere una precisa uniformità.
Abbiamo visto energia, entusiasmo e una buona capacità di stare in scena.
Il TAM ha scelto di investire sulla danza creando una compagnia residente e costruendo un cartellone di cinque titoli che proseguirà con Lo Schiaccianoci, Il Lago dei Cigni, Cenerentola e Le Corsaire.
Dopo questo Don Quixote, la sensazione è che il progetto abbia trovato una direzione precisa.
La cosa più bella? Il pubblico
C’è poi un elemento che, da spettatori, non possiamo non raccontare: la risposta del pubblico.
Don Quixote è riuscito a creare quella rara atmosfera nella quale sala e palcoscenico sembrano diventare un unico organismo.
Gli applausi dopo le variazioni, le reazioni divertite nei momenti più ironici, il silenzio nei passaggi lirici e l’entusiasmo finale hanno restituito una serata vissuta con partecipazione.
Ed è forse questo il vero successo di uno spettacolo di balletto: non soltanto essere impeccabile tecnicamente, ma riuscire a far sentire il pubblico parte di ciò che sta accadendo.
Un classico che funziona ancora
Uscendo dal TAM, la sensazione che ci portiamo dietro è quella di aver assistito a uno spettacolo generoso.
Generoso nella musica, nei colori, nella danza, nel virtuosismo e soprattutto nell’emozione.
Don Quixote non cerca di essere qualcosa che non è. Non vuole trasformarsi in un’opera contemporanea, né rileggere a tutti i costi il classico attraverso una chiave concettuale.
E proprio per questo funziona.
Ci ricorda che il grande repertorio può ancora parlare al pubblico quando viene affidato a interpreti capaci di restituirgli energia e autenticità.
Il nostro giudizio
Don Quixote è un’ottima apertura per la nuova stagione di balletto del TAM.
Abbiamo apprezzato in particolare la qualità degli interpreti principali, la brillantezza delle scene corali e l’alternanza tra momenti di puro virtuosismo e passaggi di maggiore lirismo.
Anna Tsygankova e Giorgi Potskhishvili sono una coppia scenica di grande impatto: lei elegante, precisa e intensa; lui energico, carismatico e fisicamente trascinante.
Il TAM Ballet mostra invece una promettente vitalità e soprattutto la voglia di misurarsi con un repertorio impegnativo.
Se dovessimo trovare un’unica parola per descrivere la serata, sarebbe energia.
Un’energia che arriva dal palcoscenico, passa attraverso la musica di Minkus, attraversa il corpo dei danzatori e arriva fino alla platea.
E quando il sipario si chiude, ci si accorge che Don Quixote ha fatto esattamente quello che un grande spettacolo dovrebbe fare: per qualche ora ci ha fatto dimenticare il mondo fuori dal teatro e ci ha portato altrove.
Per questo, a nostro giudizio, l’apertura della stagione di danza 2026/27 del TAM parte con il piede giusto.


