ADI Design Index 2026: il design italiano racconta il presente e anticipa il futuro

A Milano prende forma la nuova fotografia del design italiano contemporaneo: 340 progetti, 14 categorie e una visione sempre più ampia del design, tra innovazione, sostenibilità, servizi, ricerca e nuove responsabilità sociali.

Che cosa racconta oggi il design italiano? Non soltanto oggetti, ma sistemi, servizi, processi, esperienze e nuove modalità di relazione tra persone, tecnologie e ambiente. È questa la prospettiva che emerge dalla nuova edizione di ADI Design Index, presentata il 1° ottobre all’ADI Design Museum di Milano: una ricognizione annuale che, più che limitarsi a fotografare lo stato dell’arte, permette di cogliere le trasformazioni in corso nel mondo del progetto.

L’edizione 2026 riunisce 340 progetti, distribuiti in 14 categorie, e restituisce un panorama ampio e inevitabilmente plurale. Dal design per l’abitare all’illuminazione, dalla mobilità al lavoro, dalla persona al food design, dai materiali ai servizi, dal sociale alla comunicazione, fino alla ricerca teorica, storica e critica, l’Index attraversa territori differenti mettendone in luce contaminazioni e punti di contatto.

La stessa articolazione della selezione racconta un cambiamento ormai evidente: i confini tradizionali tra le discipline del design diventano sempre più permeabili. Molti progetti nascono oggi come ecosistemi nei quali prodotto e servizio convivono, mentre competenze e scale progettuali differenti si intrecciano fino a rendere talvolta difficile assegnare un’opera a una sola categoria.

È proprio in questa complessità che l’ADI Design Index trova una delle sue chiavi di lettura più interessanti. Non un catalogo statico, dunque, ma una mappa in movimento del design italiano, capace di seguire l’evoluzione dei linguaggi e delle pratiche progettuali mentre cambiano tecnologia, produzione, società e ambiente.

«Analizzando i risultati che l’Osservatorio permanente del Design ADI oggi ci presenta possiamo confermare l’idea del design come metodo unitario, capace di relazionarsi con ogni attività tecnologica senza per questo esserne debitore di senso», afferma Luciano Galimberti, presidente di ADI. «Un quadro, che ho spesso definito non esaustivo, ma certamente plausibile, dello stato dell’arte del design italiano: una fotografia che, anno dopo anno, ci restituisce un ritratto in evoluzione del sistema design e del suo rapporto con la società.»

Un osservatorio per leggere il progetto oltre la forma

Dietro la selezione c’è il lavoro dell’Osservatorio Permanente del Design ADI, una struttura che mette in dialogo competenze, territori e discipline differenti. Per l’edizione 2026 il Comitato Scientifico è composto da Alessandro Colombo, Maite García Sanchis, Valentina Fisichella, Fabrizio Pierandrei e Francesco Zurlo, insieme alle quattordici Commissioni territoriali e alle quattordici Commissioni tematiche.

La valutazione non si concentra esclusivamente sull’estetica o sulla qualità formale. A essere osservato è il progetto nel suo complesso e nel contesto nel quale prende forma: innovazione, funzionalità, materiali, tecnologie, processi produttivi, sostenibilità, accessibilità, rapporto con gli utenti e capacità di rispondere a bisogni emergenti diventano altrettanti elementi di una lettura articolata.

Ne deriva una fotografia volutamente eterogenea, dove convivono comparti produttivi consolidati e territori ancora in fase di definizione. È proprio questa varietà a rendere l’Index uno strumento prezioso per individuare segnali e tendenze: letti nel tempo, i singoli progetti diventano infatti tracce di trasformazioni più profonde.

L’edizione 2026 si inserisce in una ricerca che ADI porta avanti da oltre trent’anni. Un patrimonio di osservazioni che oggi non rappresenta soltanto la base della selezione annuale, ma costituisce anche una risorsa per comprendere, attraverso i dati, il ruolo del design all’interno del sistema economico e sociale italiano.

Quando il design diventa dato

È qui che entra in gioco il Centro Studi ADI, protagonista della seconda edizione del Report dedicato all’analisi del sistema design.

L’obiettivo è andare oltre la semplice osservazione dei singoli progetti e costruire strumenti capaci di mettere in relazione il design con le trasformazioni economiche, produttive e sociali del Paese.

Alla base del Report c’è proprio l’archivio costruito negli anni attraverso l’ADI Design Index: una vasta mappatura delle applicazioni del design sul territorio nazionale che, incrociata con altre fonti e indicatori, permette di riconoscere fenomeni e dinamiche che una lettura esclusivamente progettuale non sarebbe in grado di restituire.

Coordinato da Carlo Branzaglia, il Report 2026 amplia il percorso inaugurato con la prima edizione. I dati dell’Index, messi in relazione anche con le classificazioni ISTAT, vengono affiancati da analisi sul rapporto tra design e innovazione nei dati socio-economici, da una lettura del sistema del design Made in Italy, da un approfondimento sul food design e da una sezione dedicata agli scenari emergenti e alle nuove questioni progettuali.

Il gruppo di lavoro del Centro Studi comprende Marika Aakesson, Antonella Andriani, Giovanna Bassino, Vincenzo Castellana, Valentina Fisichella, Alessandra Fontaneto, Luciano Galimberti e Perla Gianni Falvo, con il supporto del Centro Studi Federculture, del Centro Studi Federlegno e della Fondazione Symbola.

Al Report contribuiscono inoltre Enrica Baccini, Alberto Bonisoli, Dipartimento Generale ADI, Bruno Giordano, Emilio Mango, Letizia Mencarini, Andrea Segrè e Paolo Venturi.

Il senso di questa ricerca non è ridurre il design a una formula numerica. Al contrario, l’intento è costruire nuove chiavi di interpretazione per comprendere le relazioni tra progetto e fenomeni più ampi: innovazione, ricerca, filiere, territori, sostenibilità e trasformazione delle professioni.

Una prospettiva che considera l’impatto del design come un fenomeno complesso, capace di coinvolgere non soltanto l’economia, ma anche dimensioni sociali, demografiche ed energetiche. Proprio per questo, difficilmente riconducibile a un unico indicatore.

Verso il XXX Compasso d’Oro

L’ADI Design Index rappresenta anche una tappa fondamentale verso uno degli appuntamenti più prestigiosi del design internazionale: il Compasso d’Oro ADI.

La presenza nell’Index costituisce infatti il requisito necessario per accedere al premio. I progetti selezionati nelle edizioni 2026 e 2027 formeranno il bacino dal quale saranno individuate le candidature al XXX Compasso d’Oro ADI, previsto nella primavera del 2028.

Il percorso si sviluppa quindi su un arco di due anni e permette di osservare il design contemporaneo attraverso una lente trasversale, capace di mettere in relazione settori, linguaggi e discipline apparentemente distanti.

Dai padiglioni di Milano a L’Aquila

La ricerca dell’ADI Design Index non rimane confinata alle pagine della pubblicazione. I progetti selezionati sono infatti protagonisti di una mostra allestita all’ADI Design Museum di Milano, visitabile fino al 15 ottobre.

L’esposizione permette di attraversare fisicamente le diverse sezioni della selezione e di osservare da vicino la varietà di prodotti, sistemi, servizi e ricerche che compongono la mappa del design italiano contemporaneo.

Il viaggio dell’Index proseguirà poi a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026. La mostra sarà ospitata presso Palazzo ex OMNI dal 30 ottobre al 17 novembre, con inaugurazione il 29 ottobre.

Due luoghi e due momenti diversi per restituire pubblicamente il lavoro dell’Osservatorio e, soprattutto, per mettere in dialogo progetti appartenenti a scale e settori differenti. È proprio da queste connessioni che spesso emergono le traiettorie più interessanti del progetto contemporaneo.

ADI Design Index 2026 — Milano

ADI Design Museum
1–15 ottobre 2026
Tutti i giorni, 10.30–20.00
Chiuso il venerdì

ADI Design Index 2026 — L’Aquila

Palazzo ex OMNI
Inaugurazione: 29 ottobre 2026
30 ottobre–17 novembre 2026

Una fotografia che continua a cambiare

Fondata nel 1956, ADI – Associazione per il Disegno Industriale riunisce progettisti, imprese, ricercatori, studenti, giornalisti e professionisti impegnati nel mondo del design. Attraverso attività culturali, ricerca, formazione e promozione, l’associazione contribuisce alla diffusione della cultura del progetto e all’interpretazione delle sue trasformazioni.

ADI gestisce inoltre il Compasso d’Oro, istituito nel 1954, e la relativa Collezione storica, riconosciuta nel 2004 dal Ministero della Cultura come patrimonio di eccezionale interesse artistico e storico e conservata presso l’ADI Design Museum di Milano.

È dentro questa lunga storia che l’edizione 2026 dell’ADI Design Index assume il suo significato più ampio. I 340 progetti selezionati non rappresentano infatti soltanto una raccolta delle eccellenze dell’anno, ma compongono una narrazione collettiva di un Paese che continua a progettare, sperimentare e reinventarsi.

Il design che emerge da questa edizione non è più soltanto quello dell’oggetto finito. È un design che entra nei servizi, nei processi, nei territori, nelle tecnologie e nelle relazioni sociali. Un design che osserva il presente per provare a immaginare ciò che verrà.

E, come ogni buona mappa, anche questa non pretende di essere definitiva: indica direzioni, registra trasformazioni e lascia aperte nuove strade.